Elementi sul condono in relazione a immobili costruiti in violazione di vincoli paesaggistici

Così il Tar Campania si è espresso in materia: "-l’art. 32, comma 27, lett d), della legge n. 326/03 esclude che possano conseguire il condono le opere “realizzate su immobili soggetti a vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere, dei beni ambientali e paesistici, nonché dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali qualora istituiti prima della esecuzione di dette opere, in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici”;
- a sua volta l’art. 3, secondo comma, della L.R. 18 novembre 2004, n. 10 dispone che non possono formare oggetto di sanatoria “le opere abusive rientranti tra le tipologie di cui al decreto-legge n. 269/2003, allegato 1, se le stesse: (…) d) sono state realizzate in uno dei comuni di cui alla legge regionale 10 dicembre 2003, n. 21, articolo 1 e hanno destinazione residenziale, fatta eccezione per gli adeguamenti di natura igienico-sanitaria e funzionali di cui all'articolo 5, comma 2, della stessa legge”;
- ai sensi delle cennate disposizioni, richiamate nel provvedimento, il Comune ha fatto corretta applicazione della disciplina che preclude l’ottenimento del condono, come ripetutamente affermato da questa Sezione (anche in regime d’inedificabilità relativa: cfr., da ultimo, la sentenza del 20/4/2016 n. 1953);
- nella specie, non può essere posta in discussione la sussistenza del vincolo paesaggistico ostativo alla sanatoria straordinaria richiesta (essendo priva di pregio la tesi che, facendo leva sulla mancanza dell’interpunzione, ritiene la locuzione “qualora istituiti prima della esecuzione di dette opere” riferita solo ai vincoli da ultimo indicati dalla norma che, così intesa, condurrebbe a dover considerare anche il vincolo paesaggistico successivamente apposto);
- in ordine alla conformità urbanistica, la stessa istanza di condono palesa che l’opera è contrastante con le previsioni di zona, classificando l’abuso nella tipologia 1, relativa appunto agli interventi edilizi non conformi alle norme ed alle prescrizioni urbanistiche;
- quanto al divieto di cui alla L.R. n. 21/2003 (fermo restando che le ragioni suindicate autonomamente sorreggono e rendono legittimo l’atto impugnato: cfr., per tutte, Cons. Stato, sez. VI, 5/6/2015 n. 2767), la deduzione secondo cui si tratterebbe di una tettoia non avente destinazione residenziale è smentita dalla stessa istanza di condono, riferita ad un “corpo di fabbrica in piano terra ad uso garage”, al quale va riconnessa natura residenziale, essendo il garage complementare alla destinazione abitativa (cfr. TAR Basilicata, 27/12/2014 n. 906);
- a fronte degli elementi emersi, alcun dovere di ulteriore istruttoria può invocarsi ed il Comune non era tenuto a confutare le deduzioni del ricorrente (avendo sufficientemente ravvisato che le stesse non erano idonee a sovvertire l’accertamento compiuto)".

(Tar Campania, sent. n. 2560/16)